Dalle isole minori ai siti culturali, fino ai luoghi attraversati ogni giorno da migliaia di persone: la qualità della raccolta dipende anche da come ...
La filiera europea del riciclo genera 222 miliardi di euro di valore aggiunto e sostiene oltre 3 milioni di posti di lavoro. Ma, per trasformare il potenziale dell’economia circolare in un vantaggio competitivo, all’industria europea serve una politica capace di rafforzare il mercato europeo delle materie prime seconde.
Rimini, novembre 2026 – L’economia circolare non è soltanto una leva ambientale: è una componente strategica della competitività industriale europea, e dovrebbe diventare un pilastro della sua politica industriale. È il messaggio al centro dello studio Una nuova politica industriale europea per l’economia circolare, realizzato da TEHA Group con CONAI che il Consorzio presenta ufficialmente in occasione di Ecomondo dopo l’anteprima a Cernobbio.
I numeri restituiscono la dimensione economica del settore: la filiera europea del riciclo genera ogni anno un impatto economico di 555 miliardi di euro, con 222 miliardi di valore aggiunto e oltre 3 milioni di posti di lavoro.
A questo contributo si aggiunge il potenziale delle materie prime seconde: il loro impiego nelle principali filiere manifatturiere analizzate dallo studio può abilitare ulteriori 325 miliardi di euro di fatturato.
Anche il riciclo degli imballaggi evidenzia ricadute che vanno oltre la gestione dei rifiuti: per ogni euro investito nella raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi in Europa si generano 1,66 euro di benefici economici, ambientali e sociali.
Eppure, la crescita dell’economia circolare deve ancora fare i conti con un divario tra ambizioni politiche e realtà industriale.
Nel 2024 il tasso di utilizzo circolare dei materiali nell’Unione europea si è attestato al 12,2%. L’Italia fa meglio, con un tasso circolare della materia del 21%, ma ancora non basta. Per raggiungere l’obiettivo del 24% fissato dalla Commissione europea per il 2030, il valore dovrebbe quasi raddoppiare nei sei anni successivi. A frenare il percorso è anche il disallineamento tra domanda e offerta di materie prime seconde, nonché la loro competitività rispetto a materiali vergini o riciclati extra UE: l’Europa continua a importare materiali riciclati da Paesi extra-Ue e, contemporaneamente, a esportare rifiuti. Un tema che è particolarmente evidente nella filiera del riciclo delle plastiche.
È da questa contraddizione che prende le mosse la proposta dello studio: costruire un mercato europeo delle materie prime seconde più integrato e capace di sostenere la crescita industriale, attraverso un modello fondato su cinque pilastri più un elemento trasversale e tre priorità d’azione.
L’appuntamento è per il pomeriggio del 3 novembre, giorno d’apertura di Ecomondo, in sala Ravezzi 1: l’evento “Circular Economy Act: sfide, opportunità e implicazioni per il packaging europeo” sarà un confronto sulle leve economiche e industriali dell’economia circolare e sulle prospettive della competitività europea.
A delineare lo scenario saranno il direttore generale della Direzione generale ambiente della Commissione europea Eric Mamer e l’eurodeputato Pierfrancesco Maran, presidente della presidente della Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo. La presentazione dello studio Una nuova politica industriale europea per l’economia circolare, curata da TEHA e da Simona Fontana, direttrice generale CONAI, offrirà la base per il successivo dibattito.
Alla tavola rotonda parteciperanno Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile; Massimo Milani, segretario della Commissione Ambiente della Camera dei deputati; e Tullio Patassini, capo della Segreteria del Presidente della Commissione attività produttive della Camera. Il punto di vista dei sistemi europei di responsabilità estesa del produttore sarà rappresentato da Hester Klein Lankhorst, CEO di Verpact (l’organizzazione che gestisce la responsabilità estesa del produttore per gli imballaggi nei Paesi Bassi), e da Monika Romenska, direttrice public affairs di EXPRA (l’alleanza internazionale dei sistemi di responsabilità estesa del produttore per il recupero e il riciclo degli imballaggi). Le conclusioni saranno affidate a Laura D’Aprile, capo dipartimento sviluppo sostenibile del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica.
Un nuovo modello europeo per il mercato delle materie prime seconde
«La sfida che abbiamo di fronte è garantire che la transizione ecologica accompagni e rafforzi la nostra industria» commenta Pierfrancesco Maran. «E oggi, anche grazie a questo studio, è evidente quanto sia essenziale la capacità di creare una vera alleanza che tenga insieme i legislatori, l’industria, le autorità locali e i cittadini che contribuiscono al successo della raccolta e del riciclo dei rifiuti».
Il modello proposto dallo studio individua cinque pilastri per il funzionamento del mercato europeo delle materie prime seconde.
Il primo è il disegno del mercato, per superare le attuali asimmetrie e sostenere l’utilizzo di materie prime seconde europee e le filiere collegate. Il secondo riguarda governance e quadro normativo, con l’obiettivo di garantire coerenza e interoperabilità tra i sistemi nazionali, senza imporre un’armonizzazione che rischi di penalizzare la competitività industriale. Il terzo pilastro è standard, qualità e fiducia, condizioni necessarie per favorire il riconoscimento e l’impiego delle MPS nei processi produttivi. Il quarto è scala industriale, finanza e investimenti, che mette al centro della politica industriale, la cooperazione tra pubblico e privato e la capacità di sostenere progetti e investimenti. Il quinto è autonomia strategica e commercio, per rafforzare la capacità europea di ridurre le dipendenze da risorse esterne e trattenere nel continente una quota maggiore di materiali e valore.
A questi cinque pilastri si aggiunge un sesto elemento trasversale, costituito dai fattori abilitanti: energia, dati e innovazione, competenze e accettazione sociale. Elementi che concorrono a creare le condizioni per lo sviluppo e la diffusione dell’economia circolare.
«A Ecomondo vogliamo ribadire che l’economia circolare è anche una questione di politica industriale» spiega Ignazio Capuano, presidente CONAI. «Le materie prime seconde rappresentano una risorsa strategica per le imprese europee: possono contribuire a rafforzare le filiere produttive, rendere più sicuri gli approvvigionamenti e valorizzare le risorse già disponibili nel nostro continente, oltre che a contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti. Oggi, per cogliere questa opportunità, servono un mercato capace di mettere in relazione domanda e offerta, regole chiare e investimenti che accompagnino la crescita industriale».
