Terrestre di Binta Diaw
Lo scatto è tratto dalla video-performance Essere Corpo, un’indagine sensoriale che restituisce al corpo il suo ruolo originario di ponte tra umano e natura. Attraverso il movimento, l’artista cerca di sciogliere le stratificazioni imposte da una realtà patriarcale e capitalista che separa, controlla e dimentica. Il corpo diventa archivio vivente di oppressioni e memorie, ma anche luogo di rinascita: un territorio in cui le origini primordiali riaffiorano come materia pulsante.
La danza con la terra non è rappresentazione ma rito: un gesto di ricomposizione che ristabilisce la continuità tra ciò che è stato diviso. Nella reciprocità tra corpo e paesaggio, l’artista riconosce un sapere antico, femminile e condiviso, in cui umanità e natura si riflettono a vicenda. Una dimostrazione di come la natura può essere vista come un bene comune con radici antiche.
In questa dimensione ciclica di perdita e ritorno, il bianco e nero diventa linguaggio essenziale, capace di far emergere la purezza del gesto e la vibrazione del respiro.
