Progetto

Arte Circolare

La Mostra 2025 è stata ospitata presso Triennale Milano dal 20 Novembre 2025 al 6 Gennaio 2026.

Il progetto e il Premio CONAI

Dal 2022, CONAI invita ogni anno una nuova generazione di artisti italiani a reinterpretare la sostenibilità ambientale attraverso una lente artistica.

Il progetto Arte Circolare riunisce le opere bidimensionali di artisti italiani under 35, in grado di interpretare il presente secondo un’estetica consapevole e rivolta alle sfide del futuro legate ai temi della sostenibilità. Attraverso una visione sempre più orientata alle tematiche ambientali, gli artisti invitati suggeriscono con le loro opere come possano trasformarsi in preziose opportunità creative di interpretare il mondo secondo un’ottica più responsabile verso la salvaguardia dell’ambiente.

Oltre alla mostra, CONAI sostiene gli artisti emergenti attraverso il Premio CONAI, che prevede l’acquisizione di una delle opere esposte da parte del consorzio. Una giuria dedicata seleziona l’opera d’arte che meglio rappresenta i principi di innovazione e sostenibilità, costituendo la Corporate Collection CONAI.

I vincitori delle edizioni precedenti

Terrestre di Binta Diaw

Lo scatto è tratto dalla video-performance Essere Corpo, un’indagine sensoriale che restituisce al corpo il suo ruolo originario di ponte tra umano e natura. Attraverso il movimento, l’artista cerca di sciogliere le stratificazioni imposte da una realtà patriarcale e capitalista che separa, controlla e dimentica. Il corpo diventa archivio vivente di oppressioni e memorie, ma anche luogo di rinascita: un territorio in cui le origini primordiali riaffiorano come materia pulsante.

La danza con la terra non è rappresentazione ma rito: un gesto di ricomposizione che ristabilisce la continuità tra ciò che è stato diviso. Nella reciprocità tra corpo e paesaggio, l’artista riconosce un sapere antico, femminile e condiviso, in cui umanità e natura si riflettono a vicenda. Una dimostrazione di come la natura può essere vista come un bene comune con radici antiche.

In questa dimensione ciclica di perdita e ritorno, il bianco e nero diventa linguaggio essenziale, capace di far emergere la purezza del gesto e la vibrazione del respiro.

Unbinding Creatures. Organismo 30 di Camilla Alberti

“Unbinding Creatures. Organismo 30” è un’opera scultorea che esplora in profondità il concetto di ibridazione e metamorfosi attraverso l’impiego di materiali raccolti, sia organici che inorganici, accuratamente fusi in una complessa struttura. Questa opera si inserisce pienamente all’interno di una ricerca iniziata già nel 2019, esposta in numerose mostre nazionali e internazionali.

Rappresenta un metodo che si focalizza sull’incontro e sulla coesistenza tra specie differenti. La scultura riflette attentamente sul potenziale simbolico e concettuale dei mostri, figure tradizionalmente viste come inquietanti e reietti, ma ora rivalutate come protagonisti di una narrazione che celebra la complessità e l’interconnessione profonda tra le specie. Attraverso un processo di “archeologia urbana”, l’artista raccoglie materiali abbandonati, tracciando le storie che li hanno attraversati: insetti, muschi, funghi e altri organismi hanno abitato e trasformato queste
“rovine” contemporanee, creando una mappa di relazioni interspecie.

L’opera è un invito a riconsiderare l’identità come una pluralità di relazioni, esemplificando un nuovo equilibrio tra tecnologia, natura e futuro biologico.

The neverending story di Ruth Beraha

In The NeverEnding Story frammenti di vetrate antiche ritornano in veste nuova, perdono qualcosa della loro identità precedente per fondersi in una
nuova opera.

The NeverEnding Story raffigura un uroboro. I frammenti provengono da luoghi e periodi diversi, sono transculturali come l’iconografia del serpente che si morde la coda, l’ouroboros che dall’antichità a oggi vive come simbolo di trasformazione in luoghi e culture diverse del mondo. L’uroboro simboleggia la ciclicità della vita e la fusione di tutti gli opposti. Significa l’estremizzazione della relazione, la fine dell’uno nell’inizio dell’altro; l’eterno ritorno alchemico delle trasformazioni della materia, l’impossibilità della vita senza la morte e viceversa, l’uno e il tutto, il singolare e il molteplice. È l’energia che si consuma e rigenera all’infinito.

The NeverEnding Story è un augurio, perché ci si possa sempre immaginare nuovamente.

NON SO DOVE, NON SO QUANDO di Giulio Bensasson

“Non so dove, non so quando” è un archivio nato (e in continua crescita) grazie ad una serie di casuali ritrovamenti in magazzini umidi di vecchi studi, sulle bancarelle di un mercatino o vicino alla spazzatura, e costituito da centinaia di diapositive ammuffite.

Quando il tempo prende il sopravvento sulla materia, trasformandola e trasfigurandola, ci priva di ogni coordinata, lasciando così libera la nostra mente di ricostruire o reinventare quel ricordo, e donandogli la possibilità di diventare una visione futura.

Documenti utili

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