Un lungo viaggio chiamato riciclo

16 ottobre 2017
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L’Europa detta la tabella di marcia, ma l’Italia è già a un buon punto del viaggio. Quel 65%, obiettivo del riciclo degli imballaggi da ottenere entro il 2025, per noi è una tappa già archiviata. In fatto di recupero di carta, plastica, vetro, legno, alluminio, acciaio, noi siamo già al 67%, la virtuosa Germania poco più avanti, al 70%. La Francia è indietro;
fanalino di coda sono i paesi dell’Est, dove le buone pratiche del riciclo non sono ancora abitudine e le discariche
la fanno da padrone. I target più sfidanti, però, sono quelli che l’Europa impone al 2030, con il 75% di imballaggi portati a nuova vita. In prima linea per vincere la sfida c’è il Conai, che, insieme ai suoi consorzi di filiera, in vent’anni di attività ha già avviato a riciclo 5o milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio, producendo centinaia di giga watt di energia elettrica e risparmiando milioni di tonnellate di CO2, ma anche evitando la costruzione di 130 discariche e creando migliaia di nuovi posti di lavoro.
Fiore all’occhiello del riciclo, nella penisola, è il Veneto. «Ora però dobbiamo far fare un salto alla raccolta differenziata al Sud», spiega Giorgio Quagliuolo, presidente del consorzio. Senza gli imballaggi di Sicilia, Calabria, Puglia, infatti, gli obiettivi del 2030 sono più lontani Educazione ai materiali
«Ci sono però eccezioni come la Campania, dove siamo impegnati da tempo e la cui media di riciclo è addirittura più alta di quella nazionale, e città eccellenti come Cosenza, Potenza o una new entry, Bari – analizza Quagliuolo -. La Sicilia rimane il tallone d’Achille, ma ci stiamo sforzando: abbiamo avviato una campagna di informazione e diamo sostegno alla raccolta differenziata».
Tra i materiali, invece, la pecora nera è la plastica, che rischia di non arrivare alla soglia prevista per il 2025, complice la complessità del materiale.
C’è poi lo scoglio dato dalle nuove abitudini dei consumi: dalle monoporzioni agli acquisti online, «che pongono anche il problema dei contributi non riscossi per i pacchi che vengono dall’estero», ricorda il presidente.
Considerando tutti materiali, gli imballaggi sono cresciuti del 2,2% tra il 2015 e il 2016. Come ammortizzarli? Un ruolo importante lo gioca l’innovazione, che può aiutare a trovare soluzioni per quei materiali che oggi non si possono rimettere in circolo.
«Siamo un Paese povero di risorse, il riciclo per noi è vitale. Siamo fiduciosi nei progressi che si possono fare: abbiamo accordi con il Cnr e sosteniamo i programmi di sviluppo dei nostri consorzi di filiera», continua Quagliuolo. Altro fronte aperto è quello con le scuole. «Fondamentale: in famiglia il bambino è la “massima autorità”. Se in classe gli viene insegnato che la plastica va divisa dalla carta, a casa ammonirà il genitore che non fa la differenziata in modo corretto», evidenzia Quagliuolo. Conai ha distribuito per il 2017-18 4.50o kit didattici (che possono essere richiesti
gratuitamente sul sito www.riciclodiclasse.it) per piccoli dai sei anni in su. Il futuro degli imballaggi è (anche) nelle loro manine.

Fonte: L’Economia del Corriere della Sera