Rifiuti: la raccolta «differenziata» è cresciuta del 39% in vent’anni

7 febbraio 2017
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La carta si butta nel bidone a sinistra, il vetro in quella più al centro, la plastica accanto. L’umido? In un altro contenitore ancora. Gesti semplici e quotidiani con cui gli italiani hanno imparato a convivere separando bene gli avanzi di pranzi e cene dai giornali letti. Eppure sino a vent’anni fa non era affatto la normalità: meno del nove per cento dei 21,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti veniva poi riciclato.

Il decreto Ronchi e il cambiamento

Tutto è iniziato a cambiare, nel febbraio del 1997, grazie al cosiddetto «decreto Ronchi» che ha modificato i «costumi» sui rifiuti. Oggi a Roma, alla Camera dei deputati, la Fondazione per lo sviluppo sostenibile presenterà un bilancio sulla gestione dei rifiuti e del riciclo che il Corriere ha potuto analizzare in anticipo. Nel 2015, la raccolta differenziata è arrivata mediamente al 47,6 per cento e il riciclo/recupero di materia dei rifiuti speciali è aumentato da 13 a 83,4 milioni di tonnellate. Tutto ciò nonostante i rifiuti urbani prodotti siano aumentati di quasi tre milioni di tonnellate. Mentre quelli smaltiti in discarica sono scesi al 26 per cento. Insomma, qualcosa è cambiato, in positivo, nella sensibilità verso l’ambiente. Non a caso, secondo un’indagine di Ipsos, promossa dal Consorzio nazionale imballaggi (Conai), il 93 per cento degli italiani considera la differenziata un’utile necessità e il 91 per cento la mette al primo posto tra i comportamenti anti spreco e tra le buone abitudini ambientali. Il 32 per cento poi è convinto che non rappresenti un problema ma una risorsa. Il 58 per cento è più attento al riciclo dei materiali anche se il 68 per cento non nasconde la fatica di gestire una quantità sempre più crescente di rifiuti. «Con la riforma — ricorda l’ispiratore Edo Ronchi — si assegnò una netta priorità al riciclo sul prevalente smaltimento in discarica e sulle proposte che davano priorità all’incenerimento di massa».

L’industria verde del riciclo

Allo stesso tempo è decollata l’industria verde del riciclo che vede i rifiuti come risorsa. Le imprese sono circa 6 mila, con 155 mila addetti e un fatturato di circa 50 miliardi di euro. «Quel sistema potrebbe consentire di raggiungere i nuovi e più impegnativi target europei di riciclo — continua Ronchi — a condizione che venga applicato in modo omogeneo in tutta Italia recuperando i ritardi che ancora persistono in alcune grandi città come Roma (38,1%) e in cinque regioni del Sud: Basilicata (30,9%), Puglia (30,1%), Molise (25,7), Calabria (25%), Sicilia (12,8%). Il recupero di questi ritardi sarà essenziale per raggiungere i nuovi obiettivi europei sul riciclo (60%) per il 2025».

I dati

Fra le regioni virtuose spiccano il Veneto (68,8%), il Trentino Alto Adige (67,4%) e il Friuli-Venezia Giulia (62,9). Invece, fra le città metropolitane guida Venezia (63,3%), seguita da Milano (56,1%) e Firenze (53,2). Fanalino di coda è, invece, Palermo (7,8%) con appena 36,4 chili per abitante riciclati ogni anno. I veneziani, per dire, sono a quota 352,8 chili.

Fonte: Corriere della Sera