Metti un designer fra gli imballaggi

26 Ottobre 2018
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E un giorno avremo i Renzo Piano dei packaging. Pronti a discutere di una confezione, e
dei suoi pregi ambientali, paragonandola alla bellezza e alla funzionalità di un Beaubourg. Non è fantascienza, ma futuro dietro l’angolo. Per essere precisi, mancano poco più di tre mesi all’inizio del primo master in Design dell’economia circolare, in programma per la fine di febbraio all’università di Venezia, all’interno dei Magazzini Ligabue. La possibilità di realizzare oggetti e servizi che permettano di riposizionare di nuovo in circolo la materia può essere vista come l’eterno sogno dell’uomo di imitare la natura ma, in realtà, è un’esigenza suggerita dalle circostanze. Secondo la Ellen MacArthur Foundation, la più grande fondazione privata che si occupa di economia circolare, il design è un
fortissimo catalizzatore d’innovazione per la stessa economia circolare. «Sta nascendo un nuovo modo di fare design, più collaborativo» osserva l’architetto Laura Badalucco, direttrice allo Iuav del corso di laurea triennale in Disegno industriale multimediale e responsabile del master destinato a quindici iscritti al massimo, della durata di un anno e il cui costo è di seimila euro.
Due le borse di studio messe a disposizione dal Consorzio nazionale imballaggi. Nell’ultimo anno e mezzo, sono finiti sotto i riflettori di Conai la plastica e l’alluminio. Sono stati ascoltati i diversi attori del processo di riciclo: dalle università alle aziende, dai progettisti agli utenti finali. E tutti hanno offerto un contributo significativo, finito in una piattaforma, www.progettarericiclo.com, coordinata da Conai e condivisa dai diversi protagonisti coinvolti nell’attività di riciclo.
È come se si fosse verificato un referendum che riguardasse cosa tener dentro e cosa, invece, eliminare per poter avere soluzioni di packaging che rappresentassero la migliore sintesi tra funzionalità, prestazioni, requisiti e compatibilità con i processi di riciclo. «Facilitare il riciclo degli imballaggi vuol dire soprattutto questo: occorre capire che non esiste un traguardo ottimale. Il processo è sempre continuo, e il cosiddetto punto di arrivo si sposta sempre più avanti» spiega Badalucco, la cui considerazione non è una previsione in negativo sul fenomeno, ma un modo per rimarcare l’importanza delle linee guida, in quanto fondamentali nella fase progettuale.
«Il futuro del packaging dipende per l’80% da come è stato progettato» aggiunge l’esperta, direttamente coinvolta nella redazione delle linee guida per la facilitazione delle attività di riciclo degli imballaggi in plastica. Appena un mese fa, invece, si è conclusa l’altra consultazione pubblica riguardante l’ottimizzazione degli imballaggi in alluminio. «Un materiale molto meno complicato
della plastica, e le cui possibilità di riciclo si aggirano intorno al 99,9%, fanno sapere da Conai, il cui partner di riferimento, a livello universitario, è stato il dipartimento di Architettura del Politecnica di Torino. E, in attesa di vedere e conoscere i nuovi packaging industriali realizzati dai primi frequentanti il master in Design dell’economia circolare, il prossimo 19 novembre a Milano saranno premiati i partecipanti alla quinta edizione del Bando Prevenzione, organizzato da Conai.
Ben 165 i casi esaminati, pronti a dividersi un montepremi di 400 mila euro. E soprattutto a condividere una idea di progetto. In gergo, si chiama collaborative design ed è alla base del packaging coinvolgente, partecipativo e, naturalmente, circolare.

Fonte: Corriere Innovazione