Green Jobs. Rifiuti, e il Paese torna al lavoro

6 marzo 2015
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Altri 89mila posti di lavoro e un aumento di fatturato di 6,2 miliardi nel periodo 2014-2020. E’ il regalo che porterebbe all’Italia il rispetto dell’impegno a riciclare il 50 per cento dei rifiuti urbani spostando carta, vetro, plastica, metalli, legno, organico dalla discarica agli impianti di recupero. Il calcolo sta nel rapporto che il Conai presenta agli Stati Generali della Green Economy che si tengono a Ecomondo. “Noi abbiamo fatto un conteggio teorico e un conteggio pratico” spiega Roberto De Santis, presidente del Conai. “Nel primo caso si ipotizza un Paese perfetto, in cui tutte le Regioni raggiungono al 2020 l’obiettivo minimo del 50 per cento e l’uso della discarica viene praticamente azzerato. Bellissimo, e si arriverebbe a quasi 200 mila posti di lavoro aggiuntivi. Ma, diciamo la verità, è più un sogno che una previsione. Noi riteniamo, invece, dati alla mano, che nel 2020 si possa arrivare al 50 per cento di riciclo come somma di regioni che andranno oltre l’obiettivo e di regioni in ritardo. Questa valutazione è realistica e dà risultati molto interessanti, compresi 4 milioni di tonnellate di rifiuti che potrebbero venire sottratti alla discarica”. Una proiezioni figlia del presente. Oggi la media italiana è data da due elementi principali: un terzo dei rifiuti urbani che viene avviato a riciclo e poco più del 40 per cento che va in discarica; ma la Nord questo 40 per cento si dimezza, mentre al Centro Sud sale al 60 per cento. Vuol dire che lo scenario virtuoso poggia su un aumento della raccolta differenziata nelle aree in cui è ancora molto bassa e su un aumento del numero di impianti di trattamento in quelle in cui i cittadini fanno già la loro parte ed è il sistema industriale a essere indietro. L’insieme di questi due interventi dà un volume di affari incrementale della filiera (raccolta differenziata, trasporto, riciclo, compostaggio) pari a 6,2 miliardi nel periodo 2014-2020 con 1,7 miliardi di investimenti in infrastrutture e un valore aggiunto di 2,3 miliardi. “Per raggiungere questo risultato occorre però agire anche dal lato dell’offerta: bisogna creare più prodotti che utilizzano materiali riciclati” aggiunge De Santis. “E’ vero che c’è il green public procurement, cioè l’obbligo da parte della pubblica amministrazione di una quota di acquisti green, ma è anche vero che bisogna allargare il mercato spendendo in ricerca per ampliare la gamma dell’offerta. Come Conai abbiamo investito 400mila euro per migliorare la qualità dei processi di lavorazione dei materiali giunti dalla raccolta differenziata”. Fonte: la Repubblica