Regioni e città europee chiedono alla Commissione di non affossare il pacchetto rifiuti

26 febbraio 2015
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Il Comitato europeo delle regioni (CdR) chiede alla Commissione europea di non revocare le modifiche proposte alla legislazione dell’UE in materia di rifiuti. L’organismo, ovvero l’Assemblea degli enti locali e regionali, ritiene più ragionevole ripartire dalle proposte esistenti piuttosto che ricominciare da zero. Invita quindi la Commissione a utilizzare le indicazioni fornite nel parere adottato dai leader locali e regionali nella plenaria dello scorso 12 febbraio come base per un intervento normativo ambizioso sui rifiuti, che apra davvero la strada a un’economia circolare sostenibile in Europa.

Il pacchetto dell’UE in materia di rifiuti è stato proposto lo scorso anno dalla precedente Commissione europea con l’obiettivo di modificare la legislazione in vigore, aumentando i livelli di riciclo e imponendo regole più severe in materia di discariche. La nuova Commissione, presieduta da Jean-Claude Juncker, sta valutando l’ipotesi di ritirare il pacchetto per presentare un progetto “più ambizioso” nel corso dell’anno.

Mariana Gâju (RO/PSE), sindaco di Cumpăna e relatrice del parere del Comitato, ha ricordato che le nuove norme proposte dalla Commissione lo scorso anno potrebbero apportare un risparmio netto di 600 miliardi di euro, due milioni di nuovi posti di lavoro e una crescita del PIL pari all’1 %. Gâju ha sottolineato che le città e le regioni d’Europa sono ben consapevoli dei vantaggi derivanti dal riciclo e dalla gestione dei rifiuti e ha chiesto alla Commissione europea di non perdere altro tempo ritirando il progetto iniziale.

“Le proposte sono lungi dall’essere perfette, ed è per questo che abbiamo sollevato un certo numero di questioni per le quali ravvisiamo dei margini di miglioramento. L’UE, tuttavia, si basa sui compromessi, e il pacchetto iniziale è proprio questo: come possiamo immaginare, in pochi mesi, di arrivare a un nuovo accordo accettabile per tutti? Ripartire da zero equivale a sprecare i progressi compiuti. Siamo tutti d’accordo sul fatto che la realizzazione di un'”economia circolare” porterà dei vantaggi all’economia, all’ambiente e ai cittadini: costruiamo quindi su quello che già abbiamo”, ha dichiarato Gâju.

Presentando il programma di lavoro della Commissione nel corso della sessione plenaria del CdR a Bruxelles, il primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans ha confermato che il pacchetto sull’ “economia circolare” è oggetto di revisione. Alle domande formulate dal CdR ha replicato che le proposte vanno migliorate per mettere in risalto anche il concetto di produzione economica sostenibile e renderle più realistiche: “Talvolta, al momento di proporre norme legislative in settori che consideriamo estremamente importanti, scegliamo degli strumenti poco realistici, che, in tutta onestà, sappiamo di non poter attuare”, ha dichiarato.

Il pacchetto originale sull’economia circolare dell’UE contiene una serie di misure, tra cui la garanzia del riciclo del 70% dei rifiuti urbani entro il 2030, l’obiettivo obbligatorio di riciclo dell’80% degli imballaggi entro il 2030 e il divieto dello smaltimento in discarica dei rifiuti riciclabili entro il 2025.

Il parere del Comitato fissa dei propri obiettivi i quali, ha dichiarato la relatrice, dovrebbero ora costituire la base della legislazione, se la Commissione sceglierà di pubblicare un nuovo pacchetto: divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti riciclabili e di quelli biodegradabili entro il 1º gennaio 2025 e obbligatorietà dell’obiettivo che fissa a un limite massimo del 5% lo smaltimento in discarica dei rifiuti residui fino al 2030; adozione di una definizione unica di rifiuti urbani e di un unico metodo di calcolo per gli obiettivi di riciclaggio nell’UE; una maggiore responsabilità ambientale da parte delle imprese mediante l’introduzione di raccomandazioni volte a garantire che i prodotti commercializzati provengano da fonti riciclate; introduzione di un nuovo obiettivo di riciclaggio per i rifiuti biologici nella direttiva quadro riveduta; inserimento, nella revisione intermedia della strategia UE per la crescita – Europa 2020, di un nuovo obiettivo che preveda un aumento della produttività delle risorse pari almeno al 30% entro il 2030.