Regione Lombardia presenta i risultati sulla differenziata con chip a Seveso (Mi)

26 febbraio 2015
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“Presentiamo i primi risultati di una sperimentazione che il Comune di Seveso, insieme a Gelsia Ambiente, sta portando avanti con risultati decisamente positivi. Grazie anche alla collaborazione dei cittadini, la gestione dei rifiuti ha fatto segnare un aumento significativo della raccolta differenziata. Meno butti via e meno paghi: questo l’obiettivo principale di un progetto che Regione guarda con sincero interesse”. Lo ha detto l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Claudia Maria Terzi, intervenendo alla presentazione di “Risultati ed opportunità nella raccolta dei rifiuti solidi urbani: il caso Seveso”, a Palazzo Pirelli.

“Questo progetto – ha spiegato l’assessore – è interessante anche perché la sperimentazione si è realizzata in una città che rappresenta un po’ la tipica cittadina lombarda, non eccessivamente grande come Milano, ma neanche troppo piccola, e mediamente abitata, oltre 20mila abitanti; se la sperimentazione ha funzionato in una città come Seveso, senza dubbio è un modello replicabile in tanti altri centri”.

Gelsia Ambiente, la municipalizzata che eroga i servizi ambientali in oltre 30 Comuni della Brianza, ha distribuito alle famiglie di Seveso un kit di sacchi speciali per la raccolta del rifiuto secco, di colore blu semi-trasparente, dotati di un chip elettronico (tag) con un codice abbinato a ogni utenza. Nelle giornate di ritiro, il sacco esposto in strada viene caricato dagli operatori sui mezzi dotati di un sistema di registrazione (reader), che rileva il codice e trasferisce i dati ad un software centrale, che elabora la quantità di rifiuto effettivamente prodotta da ogni cittadino, in modo tale da consentire di calibrare la tariffa ad personam secondo il principio di chi inquina paga. Il progetto è stato promosso con una campagna di comunicazione mirata intitolata “Un sacco giusto” e con un’attività di educazione ambientale rivolta ai bambini di diverse età.
Questo progetto nasce dalla consapevolezza che il sacco dell’indifferenziato, in realtà, contiene erroneamente ancora il 60 per cento di rifiuti che potrebbero essere destinati al riciclo. A conti fatti, quindi, l’introduzione del sacco blu consente di ridurre la produzione dell’indifferenziato e dei relativi costi di smaltimento a favore dell’incremento delle percentuali di raccolta differenziata e dei ricavi che ne derivano dalla cessione delle diverse frazioni raccolte.