I riciclatori di plastica e la sfida del mercato

4 maggio 2015
cpt-notizie  |  Rassegna Internazionale

Il calo dei prezzi del petrolio ha trascinato al ribasso per molti mesi il valore della plastica vergine e cancellato il vantaggio detenuto da riciclatori. Dal giugno dello scorso anno, il prezzo del barile di petrolio è sceso di oltre il 50%. Sebbene gli andamenti siano assai volatili e si assista anche a puntate forti di rincaro, il PET vergine costava 83 centesimi al chilo a inizio anno, ovvero il 15% in più della plastica post-consumo; alla fine di marzo lo stesso materiale era sceso a 67 centesimi al chilo, ovvero il 7% in meno rispetto al materiale riciclato.
Come reagisce il settore dei riciclatori nel mondo? CK group per esempio si sente stritolato dalle condizioni del mercato, non da ultimo a causa del suo recente acquisto di una grande macchina di smistamento del colore per più di 500mila dollari. “I nostri fornitori di rottame adesso ci chiedono il pagamento anticipato, mentre i nostri clienti – quelli ancora operativi – vogliono allungare i pagamenti più a lungo possibile, spiega Collier”.
ECO Plastics, i cui stabilimenti nella parte orientale dell’Inghilterra sono stati definiti “il più grande impianto di trasformazione delle materie plastiche del mondo”, di recente è andata in amministrazione controllata e gli asset della società sono stati acquisiti dal gruppo tedesco Aurelius. Closed Loop Recycling, con sede nel Regno Unito, che sta anch’esso cominciando a risentire della pressione.
“I prezzi pagati dagli intermediari per alcuni tipi di plastica sono scesi della metà in pochi mesi”, dice Allan Zozzaro, parter della statunitense Zozzaro Atlantic Coast Processing. “Questo periodo sta mettendo a dura prova tutte le imprese di riciclaggio”, conclude. I Comuni hanno confermato che sono “seriamente preoccupati” circa la possibilità di dover pagare per il prelievo dei materiali, osserva Dominick D’Altilio, presidente dell’Associazione Riciclatori del New Jersey.
Nel frattempo, Measom Freer & Co, nel Regno Unito, utilizza percentuali più alte di materiale vergine nelle bottiglie che produce. “La gente non è disposta a pagare un prezzo più alto per i prodotti eco-friendly”, osserva la direttrice della società Anne Freer.